Nel cielo appaiono molte nebulose (o nebulae in
latino ed in inglese), cioè oggetti di dimensioni angolari
apprezzabili, catalogate per esempio da Messier nell'800. Molte di
esse, come le regioni
, le nebulose planetarie o i resti di
supernova, sono associabili agli stadi iniziali o finali delle stelle,
altre sono ammassi stellari. La natura di molte altre nebulose, molte
delle quali ellissoidali o spiraliformi, era ancora incompresa agli
inizi del '900. In particolare, queste nebulose sembravano evitare il
disco della Galassia e recedere da noi (per la maggiorparte di esse si
misurava uno spettro con redshift positivo).
Si trattava di capire se queste nebulose fossero sistemi
interni o esterni alla Galassia. Si generò una vivace
discussione, culminata nel ``grande dibattito'' del 1920 tra Shapley,
che sosteneva che le nebulose fossero interne alla Galassia, e Curtis,
che sosteneva che queste fossero altre galassie a loro volta. La
questione fu risolta nel 1922 dall'identificazione da parte di Hubble
di una variabile Cefeide nella galassia di Andromeda (M31); questo
permise ad Hubble di stimare la distanza di M31, che risultava ben
maggiore delle dimensioni della Galassia. Le nebulose furono quindi
promosse a galassie, e la cosmologia scientifica cambiò nuovamente
volto.
La prima e più famosa classificazione delle galassie
è morfologica e si deve (ancora una volta) ad Hubble. Le
galassie si dividono in ellittiche, lenticolari, spirali ed irregolari
(figura 3.18). È interessante notare come, a
tutt'oggi, questa classificazione sia ancora largamente basata
sull'analisi visiva di immagini da parte di esperti del
settore3.4. Classificazioni
quantitative sono ancora in via di sviluppo e vengono applicate
soprattutto alle galassie molto lontane.
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Le galassie ellittiche appaiono come ellissoidi privi di
struttura (figura 3.19). Si presentano in diverse
combinazioni di ellitticità, e vengono sottocatalogate a seconda del
loro rapporto assiale: se
, dove
e
sono i
semiassi maggiore e minore delle isofote3.5 della galassia, questa viene catalogata
.
va da 0 (sfericità) a 7; non sono note ellittiche con
.
Le galassie a spirale sono dei sistemi analoghi alla Via
Lattea, formati da un disco e da un bulge, nonché da un alone
sferoidale (strutture come il disco spesso non sono facilmente
osservabili in galassie esterne). Queste mostrano come classe una
continua variazione di struttura interna, e vengono di conseguenza
sottocatalogate in spirali Sa, Sb, Sc ed Sd. Le spirali dei primi
tipi (Sa, Sb) hanno bulge prominenti e bracci a spirale molto avvolti,
mentre quelle degli ultimi tipi (Sc, Sd) hanno bulge piccoli e bracci
a spirale diffusi. Per tutti i sottotipi morfologici, molte delle
spirali (circa metà) presentano una vistosa struttura lineare, detta
barra, che attraversa il bulge, e dalla quale si dipartono poi i
bracci a spirale. La Via Lattea è una spirale Sbc, ed è
probabilmente barrata.
Le galassie lenticolari sono intermedie tra le spirali e le
ellittiche, e sono tanto numerose quanto le ellittiche. Presentano un
disco, il quale non mostra alcuna struttura a spirale. Il bulge è
molto grande, confrontabile con il disco se non più massiccio.
Infine, molte galassie si presentano come irregolari.
Queste possono essere divise in due categorie: le irregolari di tipo
I, per le quali un'analisi cinematica mostra una rotazione simile a
quella delle spirali (come le nubi di Magellano), e quelle di tipo II,
per le quali anche la cinematica è irregolare. Una sottoclasse
delle irregolari è costituita dalle peculiari, in genere
galassie disturbate da interazioni mareali con oggetti vicini.
Le galassie meno luminose (tipicamente con
) vengono
spesso chiamate nane. Le galassie irregolari sono in genere
nane. La classificazione morfologica per queste galassie è più
complicata di quella delle galassie brillanti, ed è al di là dei
nostri interessi.
Chiamiamo profilo di luminosità
di una galassia la
brillanza superficiale misurata lungo l'asse maggiore dell'immagine
della galassia. Per le galassie ellittiche il profilo di luminosità
osservato è di solito ben riprodotto da una legge di de
Vaucouleurs (figura 3.20):
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(3.6) |
mentre i dischi delle spirali seguono un profilo esponenziale:
![]() |
(3.7) |
I bulge delle galassie lenticolari e spirali dei primi tipi seguono un profilo di de Vaucouleurs, mentre quelli delle spirali più tarde potrebbero avere dei profili esponenziali come i dischi. La questione è ancora irrisolta a causa della difficoltà pratica di separare il bulge dal disco.
Abbiamo già introdotto la funzione di luminosità delle
stelle. Analoga definizione vale per le galassie: se
è il
numero di galassie in un volume
con luminosità nell'intervallo
, la funzione di luminosità
è definita dalla
relazione
. Questa è ben riprodotta dalla
seguente funzione analitica, detta di Schechter:
Si comporta come una legge di potenza di pendenza
(
)
per
, esponenzialmente tagliata per
.
Quest'ultimo parametro rappresenta quindi la luminosità tipica di
una galassia brillante, mentre
rappresenta l'abbondanza
tipica delle galassie brillanti.
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La funzione di luminosità delle galassie vicine in
banda
(una versione della banda B) è mostrata nella
figura 3.21, basata sul catalogo 2dF di cui si parlerà
nel capitolo 5. I valori tipici dei parametri sono
,
(in banda B, corrispondente a
) e
Mpc
. Questo valori
dipendono dalla selezione osservativa del campione, dalla banda e dal
valore preciso della costante di Hubble, che regola la scala delle
distanze cosmiche (vedremo questo in dettaglio nella
sezione 4.1). La figura 3.21 mostra
anche la funzione di luminosità per galassie di diverso tipo
spettrale (tipi 1
E, tipi 2
S0/a/b, tipi 3
Sc/d, tipi 4
Irr) . Si vede che le galassie ellittiche
tendono ad essere brillanti e ad avere una funzione di luminosità
bimodale (a basse luminosità emergono le ellittiche nane), mentre
quelle degli ultimi tipi tendono ad essere sempre meno luminose.
Un discorso a parte meritano le ellittiche giganti e cD.
Queste sono galassie ellittiche la cui luminosità è pari a diversi
. Sono oggetti rari, di densità pari a
Mpc
, e sono di solito situate al centro di grandi gruppi ed
ammassi di galassie, di cui si parlerà nel seguito. Sono le
galassie più grandi dell'Universo, la loro massa stellare arriva
fino a
. Sono molto simili alle comuni ellittiche, e
da molti punti di vista ne costituiscono una continuazione a grandi
masse. Hanno però un profilo di luminosità che è di de
Vaucouleurs a piccole distanze dal centro, ma presenta un alone tenue
e diffuso nelle parti esterne.
Fino a qualche anno fa si riteneva che per le galassie a
spirale il valore di
fosse circa costante, uguale a
pc
, corrispondente a circa
B-mag
arcsec
(legge di Freeman). Osservazioni successive hanno
evidenziato invece una popolazione di galassie a spirale con brillanza
superficiale più bassa del valore di Freeman, sistematicamente perse
nelle osservazioni precedenti. Tali galassie sono chiamate spirali
low surface brightness (LSB)3.6. Sono grandi dischi, di massa totale
simile a quella delle spirali, ma sono più diluiti e globalmente
meno luminosi. Con osservazioni profonde si è stabilito che esiste
un'unica classe di dischi di cui le spirali brillanti rappresentano i
casi di brillanza superficiale maggiore.
Le galassie mostrano al variare del tipo morfologico una variazione in termini di popolazioni stellari. Le ellittiche e le
lenticolari presentano stelle vecchie ma molto metalliche (
), diverse quindi dalle stelle di popolazione II (che sono
poco metalliche) ma simili a quelle del bulge della Galassia.
Analoghe proprietà mostrano le stelle dei bulge delle spirali; sia
ellittiche che bulge sono rossi, sia per l'assenza di stelle giovani e
blu che per la loro elevata metallicità, che sposta il turn-off
della sequenza principale verso il rosso. Le stelle dei dischi di
spirali sono relativamente giovani e metalliche (
), e
sono analoghe alle stelle di popolazione I; i dischi delle spirali
hanno colori blu. Sia le galassie ellittiche che le spirali,
specialmente quelle più luminose, sono circondate da ammassi
globulari. Le galassie nane infine sono caratterizzate da popolazioni
stellari giovani ma poco metalliche (
). Queste
variazioni sono complessivamente visibili nella distribuzione dei
colori delle galassie vicine nel piano colore-magnitudine, che appare
bimodale (figura 3.22).
Dalla distribuzione dei colori si vede che per le galassie
rosse (ellittiche) vi è una relazione tra colore e
magnitudine, con le galassie più grandi un po' più rosse. Questa
relazione potrebbe in linea di principio essere dovuta ad una
variazione nelle età delle popolazioni stellari; una popolazione
più vecchia è caratterizzata da colori più rossi e da rapporti
maggiori. In questo caso le ellittiche più grandi avrebbero
stelle più vecchie.
L'interpretazione dei colori delle ellittiche è complicata
dalla degenerazione età-metallicità: il colore della
popolazione stellare è determinato dal colore del MSTO, ma due
popolazioni, una un po' più vecchia ed una un po' più metallica,
hanno lo stesso MSTO e quindi mostrano quasi esattamente lo stesso
spettro. Da un'analisi dei dettagli degli spettri risulta che la
relazione colore-magnitudine è dovuta principalmente ad una
differenza nella metallicità delle stelle: le galassie più grandi
hanno stelle più metalliche.
Le galassie di diverso tipo morfologico si distinguono anche
per differenze nella presenza di ISM. Le ellittiche e le
lenticolari ne sono quasi completamente prive, con l'eccezione di
occasionali cinture di gas e polvere che orbitano nelle parti esterne
di alcune galassie. Inoltre, le ellittiche isolate3.7 sono circondate da grandi aloni di gas
molto caldo (
K), visibile nei raggi X grazie alla sua
emissione di bremsstrahlung termico. Anche
i bulge sono tendenzialmente poveri di ISM, con l'eccezione del nucleo
(la parte centrale), dove si accumula facilmente gas. I dischi di
galassie a spirale sono invece ricchi di ISM, e la frazione di gas e
polveri aumenta nei tipi più tardi. La frazione di gas aumenta
ulteriormente nelle irregolari e nelle nane.
Le proprietà delle popolazioni stellari delle galassie si
ottengono, più che dai colori, dagli spettri. Lo spettro di una
galassia è dato naturalmente dalla sovrapposizione degli spettri di
tutte le stelle, ed è quindi determinato dalla popolazione stellare
dominante in termini di luminosità. In particolare, lo spettro di
un'ellittica mostra le righe caratteristiche di stelle intermedie,
mentre gli spettri delle spirali mostrano le righe in assorbimento di
stelle dei primi tipi, e in molti casi righe in emissione
caratteristiche di regioni
(figura 3.23). I
modelli di sintesi di popolazione stellare si occupano della
predizione dello spettro di un sistema stellare a partire dalle
singole stelle che lo formano.
In assenza di immagini sufficientemente accurate, si può
operare una classificazione spettrale delle galassie. I tipi
spettrali correlano con quelli morfologici, ma con un errore non
trascurabile. Ancora meno affidabile risulta la classificazione
di colore (figura 3.22, nella quale le galassie
rosse sono identificate come E/S0/Sa e le blu come spirali dei tipi
successivi. Dato che poche stelle giovani possono rendere blu una
galassia complessivamente vecchia, questa classificazione è molto
sensibile ad episodi minori di formazione stellare.